4 novembre, la festa delle forze armate nel giorno della fine della prima guerra mondiale

Il 4 novembre festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, ricorre nella data in cui nel 1918 venne posta fine alla Prima Guerra Mondiale con la firma dell’armistizio di Villa Giusti, che sanciva la vittoria dell’esercito italiano sull’impero austro-ungarico, divenuto nemico dopo un repentino cambio di alleanze all'ingresso nel conflitto il 24 maggio 1915. 

La firma arrivò dopo la battaglia di Vittorio Veneto, combattuta dal 24 al 31 ottobre, a cui seguì la ritirata delle truppe austriache fino alla firma dell’armistizio. In questi ultimi giorni di combattimenti fra feriti, morti e prigionieri, rimasero sul campo quasi 60 mila uomini, che si andarono a sommare ai caduti durante i 4 anni di conflitto, costati al solo esercito italiano oltre 500 mila vittime. 

La vittoria, seppur sancita ufficialmente dalla resa del nemico, lasciava alle sue spalle una scia di sangue e morti e inoltre oltre moltissimi reduci di guerra, che all'indomani della fine del conflitto si trovarono a dover fronteggiare il ritorno alla vita civile, senza lavoro, spesso menomati dai combattimenti e segnati dagli anni passati al fronte. 

L’armistizio, preceduto da due giorni di preparazione, fu sottoscritto il 3 novembre dal comandante del VI Corpo d’Armata austro-ungarico, generale Weber von Webenau, e dal generale Pietro Badoglio, Maresciallo Generale del Regno d’Italia. Il giorno successivo, il 4 novembre, la fine dei combattimenti e la resa degli austriaci veniva resa nota a tutte le forze armate dal capo di Stato Maggiore Armando Vittorio Diaz, che rilasciò in quella data il bollettino di guerra n. 1268, che celebrava la vittoria Italiana su quello che veniva definito uno dei più "potenti eserciti del mondo".

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re Duce Supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. (...)

L’Esercito austro-ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento: ha perdute qualità ingentissime di materiale di ogni sorta e presso che per intero i suoi magazzini e i depositi; ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con interi stati maggiori e non meno di 5.000 cannoni. 

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

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